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Come viene valutato un racconto

Come viene valutato un racconto

Quando un racconto arriva in redazione, sia esso una proposta regolare o per il progetto parallelo Racconti in Tasca, cerchiamo sempre di farci delle domande.

Il gusto personale è inevitabile, ma non è il criterio che ci guida alla scelta. Non dobbiamo riconoscerci in un testo perché non staremmo pensando ai lettori. Dobbiamo selezionare il testo che possa raggiungere più lettori possibili e farli innamorare di ciò che pubblichiamo.

Per questo ci sono diverse domande che ci facciamo. Alcune risposte si ottengono da subito, ancora prima di iniziare la lettura.

Come ci si presenta

Com’è presentato il racconto all’interno della mail, com’è scritta la sinossi, come ci si pone in generale. Al 95% capiamo subito chi abbiamo di fronte e quello che ci aspetta. Perché se è vero che dovremmo giudicare il testo, è altrettanto vero che vogliamo lavorare insieme ad autori con cui riusciamo a entrare in affinità. La prima valutazione passa necessariamente dal modo in cui ci si presenta, allo stesso modo di quando si partecipa a un colloquio di lavoro.

Le premesse

Abbiamo menzionato la sinossi e, per definizione, la sinossi editoriale è una e soltanto una: il resoconto di ciò che avviene all’interno della storia, con i suoi personaggi chiave, gli avvenimenti chiave e il finale.

Mancare questi passaggi è un primo campanello di allarme. Domande retoriche, suggestioni, propositi, sono punti che non dicono nulla della struttura del racconto, e dicono molto dell’autore.

Il consiglio è di non avere mai fretta, né di pubblicare né di inviare. Prendersi il tempo per rileggere una sinossi e capire se è davvero scritta come dovrebbe aiuta a presentarsi meglio all’editore.

Saper riassumere la propria storia è indice di buona sintesi, ottima conoscenza dei punti chiave e sicurezza autoriale. Non c’è niente di peggio di un autore insicuro dall’inizio.

La formattazione

Un’altra caratteristica che può aiutare è come il testo viene mostrato visivamente. Saper gestire i rientri, i segni editoriali come dialoghi, pensieri, citazioni, aiuta la lettura da parte di chi sta selezionando.

Al contrario, testi fitti, formattazioni non giustificate, mancanza di regole editoriali, formati di pagina diversi dall’A4, font bastoni (Arial, Courier, Futura, Calibri, ecc.) rendono la lettura pesante e, per chi legge, questo dovrebbe essere l’ultimo dei pensieri.

Il testo

Nonostante le precedenti valutazioni siano importanti, anche qualora non ci sia un buon riscontro, leggiamo tutto. Ma a questo punto, il testo che leggeremo deve dirci tutto ciò che non è stato detto, farlo al meglio e, cosa importante, farci capire che è un testo maturo, non una bozza. Come lo capiamo?

Stile e voce

Lo stile è la forma con la quale viene presentato il testo. Può essere elementare o avere un registro sostenuto, aulico. Testi che passano da uno stile all’altro non sanno dove stanno andando, mancano di un riferimento per il lettore che, in base allo stile, sa come affrontare il testo e cosa aspettarsi. Stili che eccedono verso un estremo, in genere, sono sintomo di testi che si rivolgono a lettori molto specifici anziché a uno spettro ampio.

La voce è il modo in cui l’autore decide di narrare e porsi rispetto alla storia. È distinta dallo stile ma vi si intreccia: una voce chiara e coerente permette di mantenere lo stile durante tutto il racconto, evitando oscillazioni che disorientano il lettore.

Incipit

In un racconto è di vitale importanza trattenere il lettore. È già una forma letteraria difficile e bistrattata, se non si tiene incollato il lettore, allora lo perdiamo.

Non bisogna tirarla alla lunga ma fornire pochi elementi che inizino a fargli attivare il cervello e chiedersi che cosa sta succedendo, piuttosto che dove l’autore stia andando a parare.

Alcuni autori partono in media res, altri direttamente dalla fine. L’importante è combinare queste tecniche con quanto detto sopra.

Se invece si preferisce una partenza classica, meglio evitare cliché: la sveglia la mattina, le previsioni meteorologiche, i ritardi agli appuntamenti, imprecazioni, descrizioni infinite, pensieri infiniti.

L’idea

Al netto di tutto, ciò che conta è l’idea. Quella fiamma che tiene unito tutto il racconto e che ne è l’anima e il cuore, ciò che deve, alla fine, arrivare al lettore.

Sappiamo che idee nuove e originali non è facile vederne, si tratta spesso di idee già conosciute. Ciò che le contraddistingue è il modo in cui vengono presentate. È questa l’originalità: il punto di vista di un racconto che, nel presentare la storia, deve essere diverso da quello di altri racconti.

Le antologie, o raccolte di racconti

Quando si tratta di una raccolta, chiediamo sempre cosa unisce i racconti. Spesso ci viene scritto che più elementi uniscono la raccolta, ma noi cerchiamo un elemento, al massimo due. Un elemento può essere un tema, un personaggio ricorrente, un’ambientazione.

Quando invece c’è una commistione di elementi, non è detto che sia sbagliato, ma semplicemente non è quello che cerchiamo. Una raccolta coerente permette al lettore di approfondire un tema o un’atmosfera, di immergersi in un mondo narrativo definito.

Il lettore si appassiona a una cosa e vuole leggerla in diverse forme per farsi un’idea precisa, per esplorarne le sfumature.

Errori comuni da evitare

Oltre ai cliché nelle prime righe, ci sono errori strutturali che compromettono un racconto fin dall’inizio.

Testi che spiegano troppo, che non si fidano del lettore e sentono il bisogno di chiarire ogni passaggio. Testi che, al contrario, omettono informazioni necessarie alla comprensione, lasciando il lettore spaesato senza un motivo narrativo.

Personaggi che agiscono in modo incoerente rispetto a ciò che è stato stabilito, solo per servire la trama. Finali che arrivano per risolvere frettolosamente una storia che l’autore non sa come concludere.

Infine, testi che non hanno nulla da dire. Racconti tecnicamente corretti ma vuoti, che esistono solo per esistere, senza una necessità narrativa.

Conclusione

Non siamo un editore neutro, abbiamo una linea e una visione. Cerchiamo testi che trattino i problemi di oggi e di domani, che affrontino le tematiche del nostro tempo senza cedere alla cronaca o alla superficialità.

Al lettore dobbiamo presentare un soggetto che lo interessi e lo appassioni, ma soprattutto che lo ponga in una posizione di pensiero critico attivo. Non vogliamo testi che forniscano risposte preconfezionate, ma testi che sappiano formulare le domande giuste, che obblighino il lettore a interrogarsi, a mettere in discussione le proprie certezze.

È questo l’intento dei nostri libri: costruire uno spazio in cui la letteratura non sia intrattenimento passivo, ma strumento di comprensione e confronto con la realtà.